Alexis Cukier, Democratic Work: Radical Democracy and the Future of Labour, trad. Jean-Charles Khalifa e Brendan Prendiville, Cham: Palgrave Macmillan, 2023, 198 pp. ISBN: 978-3-031-27855-6.
Democratic Work: Radical Democracy and the Future of Labour è uno studio approfondito sulla relazione tra la democratizzazione del lavoro e la democratizzazione della società. Il punto di partenza fondamentale di Alexis Cukier è l’idea che la democrazia non possa essere confinata a una sfera esterna alla vita lavorativa. L’autore utilizza il concetto di «lavoro democratico» per riferirsi sia al controllo democratico sulle condizioni, sui mezzi e sulle finalità del lavoro, sia al contributo che un lavoro democratizzato può offrire alla più ampia democratizzazione della società. Il libro va quindi oltre l’attribuzione ai lavoratori di una maggiore voce nel luogo di lavoro e affronta la riorganizzazione democratica della produzione stessa.
La prima parte del libro è dedicata a una critica democratica dell’organizzazione capitalistica del lavoro. L’esclusione dei lavoratori dai processi decisionali, la frammentazione delle possibilità di azione collettiva, l’alienazione, la finanziarizzazione e le forme neomanageriali di organizzazione vengono esaminate congiuntamente. Secondo Cukier, la gestione tramite software, le valutazioni individualizzate delle prestazioni, i sistemi di rendicontazione e altre tecniche analoghe non sono semplicemente strumenti per organizzare i processi lavorativi; esse modellano anche le possibilità dei lavoratori di esercitare un controllo sulla propria attività. Il libro considera questa trasformazione come parte di un più ampio regime neoliberale del lavoro che comprende anche imprese di piattaforma come Uber e Deliveroo.
All’interno di questo quadro, Cukier attribuisce particolare importanza alla distinzione tra democrazia sul luogo di lavoro e controllo operaio e autogestione. Sostiene che sia insufficiente limitare la democratizzazione alla rappresentanza o alla partecipazione nella gestione dell’impresa; i lavoratori devono anche poter decidere, nell’ambito della propria attività produttiva, come viene organizzato il lavoro, quali mezzi vengono utilizzati e verso quali finalità viene orientata la produzione. Oltre a ciò, la democratizzazione del lavoro richiede la democratizzazione delle istituzioni esterne al luogo di lavoro, tra cui il mercato, lo Stato, la divisione sociale del lavoro e l’organizzazione complessiva della produzione.
Nella parte finale del libro, questo approccio viene concretizzato attraverso esperienze storiche di autogestione e consigli operai. Accanto a esperienze di autogestione come Vio.Me, il libro esamina diverse esperienze di controllo operaio e di consigli, tra cui i soviet, i consigli di fabbrica italiani, il control obrero e i cordones industriales cileni. Per Cukier, uno dei problemi centrali dell’autogestione è se il controllo democratico possa estendersi oltre i confini delle singole imprese. Egli sostiene quindi la necessità di stabilire un collegamento tra l’organizzazione democratica nel luogo di lavoro e l’organizzazione democratica dei settori economici e della vita sociale più in generale.
Questa ricerca trova espressione nella proposta del libro di consigli del lavoro, consigli economici e consigli sociali. Mentre il controllo democratico a livello dell’impresa dovrebbe essere integrato da un coordinamento democratico a livello settoriale e sociale, Cukier propone anche di superare la separazione tra il «lavoratore» e il «cittadino». I lavoratori sarebbero così soggetti politici non soltanto in quanto cittadini nella vita politica, ma anche durante il tempo di lavoro, capaci di prendere decisioni sulle condizioni, sui mezzi e sulle finalità della produzione.
Sotto questi aspetti, Democratic Work costituisce una risorsa importante per pensare il controllo operaio e l’autogestione oltre il livello dell’impresa e in direzione di una più ampia organizzazione democratica della produzione. Anziché trattare il controllo operaio semplicemente come una questione di partecipazione alla gestione dell’impresa, il libro lo affronta come un problema di controllo democratico sul processo lavorativo, sul sapere produttivo e sulle finalità della produzione, stabilendo al contempo connessioni tra imprese autogestite, consigli operai, coordinamento economico e processi decisionali sociali. In questo modo, porta la questione centrale oltre il problema di quanto potere decisionale abbiano i lavoratori all’interno delle strutture produttive esistenti e la formula in termini di da chi, come e per quali finalità sociali debba essere controllata la produzione.