Flávio Chedid Henriques, Felipe Addor, André Malina e Celso Alexandre Souza de Alvear (a cura di), Tecnologia para o desenvolvimento social: Diálogos Nides-UFRJ, Marília: Lutas Anticapital, 2018, 457 pp. ISBN: 978-85-53104-06-2.
Tecnologia para o desenvolvimento social: Diálogos Nides-UFRJ è un’opera collettiva che esamina le relazioni tra tecnologia, lavoro, autogestione e sviluppo sociale. Nato dalle attività di ricerca, insegnamento ed estensione universitaria del Nucleo Interdisciplinare per lo Sviluppo Sociale (NIDES) dell’UFRJ, il libro affronta un ampio ventaglio di temi, dagli studi critici sulla tecnologia e l’economia solidale all’autogestione operaia, all’agroecologia, alle questioni di razza e genere e all’educazione politecnica. Uno dei punti di partenza comuni della raccolta è l’idea che la scienza e la tecnologia non siano né neutrali né indipendenti dalle relazioni sociali e che sia quindi necessario porre al centro dell’analisi la questione di quali bisogni sociali, attori e rapporti di produzione siano serviti dallo sviluppo tecnologico.
La prima parte del libro è dedicata in particolare alla critica del modello capitalistico di sviluppo tecnologico. Accanto alle relazioni tra tecnologia, energia ed egemonia, vengono affrontati l’approccio di Henrique Tahan Novaes alla tecnoscienza critica, la riflessione di Renato Dagnino su un’«ingegneria oltre il capitale» e le resistenze operaie nell’ambito della produzione in Brasile. In questo modo, i diversi contributi cercano di mostrare che le scelte tecnologiche non sono determinate esclusivamente dall’efficienza tecnica, ma sono connesse ai rapporti di produzione, al potere, all’accumulazione del capitale e al controllo sul processo lavorativo.
Questo quadro si collega direttamente, nel libro, alla discussione sull’economia solidale e l’autogestione. Secondo i curatori, il contributo dell’economia solidale non si limita allo sviluppo di relazioni economiche collettive, cooperative e solidaristiche; l’autogestione deve essere estesa anche al processo stesso attraverso il quale vengono sviluppate le tecnologie. Le forme alternative di produzione vengono quindi considerate non soltanto in termini di trasformazione della proprietà dei mezzi di produzione o delle strutture di gestione delle imprese, ma anche in relazione a chi produce il sapere produttivo e prende le decisioni tecnologiche e al modo in cui queste vengono elaborate.
Uno degli esempi più concreti presentati nel libro dal punto di vista dell’autogestione operaia è l’esperienza di autogestione nell’impresa carbonifera Cooperminas. Attraverso il lavoro svolto dal NIDES con questa impresa, il libro esamina sia le possibilità sia i limiti che un collettivo di lavoratori associati incontra nella gestione collettiva della produzione. Come sottolineano i curatori, il caso viene utilizzato per valutare i «progressi e i limiti» della gestione collettiva dei lavoratori. L’autogestione viene così affrontata non semplicemente come una forma alternativa di proprietà, ma come un processo contraddittorio volto a trasformare il controllo dei lavoratori sul processo produttivo, sull’organizzazione e sul sapere tecnologico.
La raccolta amplia inoltre la discussione sulla tecnologia verso la relazione di produzione della conoscenza tra l’università e i lavoratori, i movimenti sociali e le comunità locali. Nell’esperienza del NIDES, la ricerca-azione e i metodi partecipativi sono considerati strumenti per incorporare i saperi popolari nel processo di progettazione tecnologica. Invece di un modello unidirezionale, nel quale le tecnologie sviluppate dagli esperti vengono trasferite alla società, questo approccio propone una relazione in cui il sapere tecnico viene prodotto insieme a diversi attori sociali. Nelle sezioni successive del libro, questa prospettiva viene ampliata fino a comprendere l’agroecologia, i popoli tradizionali, la razza e il genere, nonché il lavoro e l’educazione politecnica.
Sotto questi aspetti, Tecnologia para o desenvolvimento social costituisce una risorsa importante che collega la discussione sul controllo operaio e sull’autogestione alla questione del controllo democratico sulla tecnologia e sul sapere produttivo. Il libro riunisce diversi contributi teorici e pratici che mostrano come rapporti di produzione alternativi richiedano trasformazioni non soltanto nelle forme di proprietà e di gestione, ma anche nei processi attraverso i quali la tecnologia viene progettata, sviluppata e utilizzata. In questo modo, stabilisce connessioni tra autogestione operaia, economia solidale e tecnologia sociale, formulando al tempo stesso una delle sue questioni centrali in termini di da chi, insieme a chi e per quali finalità sociali viene prodotta la conoscenza tecnologica.