Haris Malamidis, Social Movements and Solidarity Structures in Crisis-Ridden Greece, Amsterdam: Amsterdam University Press, 2021, 363 pp. ISBN: 978-94-6372-243-8.
Social Movements and Solidarity Structures in Crisis-Ridden Greece è un ampio studio basato sul lavoro sul campo che esamina la trasformazione dei movimenti sociali e l’emergere di strutture di solidarietà durante la crisi economica e le politiche di austerità in Grecia. Concentrandosi in particolare sul periodo compreso tra il 2008 e il 2016, Haris Malamidis analizza come i movimenti di protesta si siano gradualmente orientati verso lo sviluppo di forme dirette di fornitura sociale e di forme alternative di organizzazione in ambiti relativi a bisogni fondamentali quali l’alimentazione, la salute e il lavoro. Il concetto centrale del libro, «boundary enlargement» (ampliamento dei confini), indica il processo attraverso il quale le organizzazioni dei movimenti sociali oltrepassano i propri confini organizzativi e cognitivi esistenti e sviluppano nuove pratiche in ambiti precedentemente affidati allo Stato o al mercato.
Lo studio esamina l’alimentazione, la salute e il lavoro come tre ambiti interconnessi dei movimenti sociali. I mercati senza intermediari, le cucine collettive e sociali, le reti di solidarietà alimentare, le cliniche sociali e i collettivi di lavoratori autogestiti rappresentano diversi esempi di repertori alternativi di azione sviluppati in risposta alla crisi. Malamidis considera queste esperienze non semplicemente come meccanismi di assistenza sociale emersi in seguito al ritiro dello Stato, ma come continuazioni delle più ampie lotte contro le politiche di austerità in Grecia.
La sezione più importante del libro dal punto di vista del controllo operaio e dell’autogestione è il quinto capitolo, dedicato all’ambito del lavoro. Qui le cooperative autogestite e i collettivi di lavoratori vengono esaminati attraverso temi quali le assemblee e la partecipazione, i processi di ingresso e uscita, il cooperativismo in rete, le risorse economiche e l’identità politica dell’autogestione. Concentrandosi in particolare sulle origini conflittuali dell’autogestione e sulle sue diverse forme, Malamidis analizza come il lavoro collettivo abbia sviluppato forme alternative di organizzazione durante la crisi economica.
All’interno di questo quadro, l’esperienza di Vio.Me emerge come un importante esempio che illustra il rapporto tra l’autogestione operaia e i più ampi movimenti di solidarietà in Grecia. Malamidis collega le pratiche di mutuo aiuto e solidarietà sviluppate dai lavoratori di Vio.Me alle pratiche storiche del movimento operaio tradizionale, collocando al tempo stesso i collettivi di lavoratori autogestiti all’interno delle più ampie strutture dell’economia alternativa e della solidarietà sviluppatesi in Grecia durante la crisi.
Uno degli aspetti importanti del libro è che la sua analisi si basa direttamente su un’ampia ricerca sul campo. Malamidis ha studiato circa 50 organizzazioni attive principalmente ad Atene e Salonicco e ha condotto 63 interviste semi-strutturate, affiancandole all’analisi documentale e all’osservazione partecipante. La ricerca esamina quindi le relazioni tra movimenti sociali, strutture di solidarietà e organizzazioni autogestite non soltanto sul piano teorico, ma anche empiricamente, attraverso le loro strutture organizzative, le loro risorse e le loro identità collettive.
Sotto questi aspetti, Social Movements and Solidarity Structures in Crisis-Ridden Greece costituisce una risorsa importante per comprendere l’autogestione operaia all’interno di un più ampio ecosistema di solidarietà sociale. Il libro consente di considerare le imprese e le cooperative autogestite non semplicemente come luoghi di lavoro alternativi, ma come forme organizzative connesse ai movimenti sociali, alle reti di solidarietà e alle pratiche economiche alternative. Collegando infine questa trasformazione ai dibattiti sull’economia sociale e solidale, sui commons e sull’economia politica neoliberale, lo studio risulta particolarmente utile per comprendere le dimensioni sociali dell’autogestione operaia al di là dei confini della singola impresa.