William Foote Whyte e Kathleen King Whyte, Making Mondragon: The Growth and Dynamics of the Worker Cooperative Complex, 2ª edizione riveduta, Ithaca, New York: ILR Press / Cornell University Press, 1991, 333 pp. ISBN: 0-87546-182-4.
Making Mondragon è uno degli studi classici della letteratura sulle cooperative di lavoratori e sulla democrazia nei luoghi di lavoro, e analizza la nascita, la crescita e lo sviluppo organizzativo del complesso cooperativo di Mondragón, sorto nei Paesi Baschi spagnoli. Basandosi su molti anni di ricerca sul campo, interviste e documenti organizzativi, Whyte e Whyte non si limitano a presentare Mondragón come un esempio di successo del cooperativismo, ma indagano anche come le imprese di proprietà dei lavoratori possano essere create, crescere e resistere alle crisi economiche, nonché come sia possibile preservare il controllo democratico dei lavoratori nel corso del processo di crescita.
Il libro non spiega lo sviluppo di Mondragón unicamente attraverso il successo delle singole cooperative. Esamina la banca cooperativa Caja Laboral, il sistema di sicurezza sociale, le istituzioni educative, gli organismi di ricerca e assistenza tecnica e i meccanismi di solidarietà tra le cooperative come parti di una struttura istituzionale integrata formatasi attorno alle cooperative di produzione. In particolare, Caja Laboral non è semplicemente una banca che fornisce finanziamenti, ma un’istituzione centrale che sostiene la creazione di nuove cooperative e può intervenire finanziariamente e tecnicamente nelle imprese in difficoltà. Questa struttura mostra come, nell’esperienza di Mondragón, la sostenibilità delle imprese di proprietà dei lavoratori dipenda non soltanto dalla gestione democratica interna all’impresa, ma anche dalle istituzioni economiche e sociali che le circondano.
Uno degli aspetti importanti dello studio è che distingue la proprietà dei lavoratori dal loro effettivo controllo sui processi di produzione e di gestione. Sebbene a Mondragón i principali cambiamenti di politica aziendale siano sottoposti alla decisione democratica dei soci, Whyte e Whyte mostrano che la partecipazione al governo complessivo dell’impresa non equivale alla partecipazione all’organizzazione quotidiana del lavoro. Soprattutto nei processi di cambiamento tecnologico e di riorganizzazione del lavoro, il ruolo determinante dei dirigenti e degli specialisti, mentre in alcuni casi i lavoratori intervengono soltanto dopo l’elaborazione dei piani, porta gli autori a distinguere tra partecipazione “reattiva” (reactive) e “proattiva” (proactive). Il libro presenta così un quadro più complesso di Mondragón, mostrando che la proprietà cooperativa, da sola, non garantisce una piena autogestione dei lavoratori.
Queste tensioni diventano ancora più evidenti nelle sezioni del libro dedicate ai conflitti interni a Mondragón. In particolare, lo sciopero della Ulgor del 1974 viene analizzato dettagliatamente come un esempio cruciale che dimostra come il conflitto tra lavoro e direzione non scompaia in una cooperativa in cui i lavoratori sono allo stesso tempo soci e proprietari dell’impresa. In seguito allo sciopero, al quale parteciparono circa quattrocento soci, diciassette soci-lavoratori furono espulsi e centinaia di membri furono sottoposti a sanzioni, suscitando importanti dibattiti all’interno di Mondragón e nella società basca sui limiti della democrazia cooperativa. Il libro esamina inoltre i sacrifici salariali e di reddito a breve termine compiuti durante la crisi economica degli anni Ottanta, i trasferimenti dei lavoratori tra le cooperative e i meccanismi comuni di sicurezza sociale, mostrando come la solidarietà sia stata trasformata in una pratica istituzionale concreta in condizioni di crisi economica.
La seconda edizione riveduta, pubblicata nel 1991, coglie inoltre un’importante soglia storica precedente al processo di internazionalizzazione di Mondragón, che sarebbe diventato sempre più evidente negli anni successivi. Di fronte all’intensificarsi della concorrenza nel mercato europeo, alla trasformazione tecnologica, alla crescita delle imprese e alla crescente complessità delle strutture organizzative, gli autori pongono come problema fondamentale come preservare la democrazia cooperativa e il controllo dei lavoratori con l’aumento della scala e l’intensificarsi delle pressioni del mercato. Il libro non comprende ancora il successivo processo di globalizzazione di Mondragón né i dibattiti generati dalle sue filiali non cooperative all’estero; tuttavia, mette chiaramente in luce le pressioni verso la centralizzazione, la competizione e la ristrutturazione che stavano emergendo alla vigilia di questa trasformazione.
Making Mondragon non è quindi semplicemente una storia di Mondragón, ma uno studio fondamentale sulla sostenibilità della proprietà dei lavoratori, del controllo operaio, della democrazia nei luoghi di lavoro e dell’autogestione nelle imprese di grandi dimensioni che operano all’interno del mercato. Analizzando i limiti della partecipazione democratica, le tensioni tra la direzione e i soci e i problemi generati dalla crescita, insieme alle innovazioni istituzionali e ai risultati economici di Mondragón, il libro costituisce un importante punto di partenza storico per comprendere i successivi dibattiti sull’internazionalizzazione e sulla “degenerazione” delle cooperative.